domenica 19 aprile 2009
Libri e booktrailers
Qui per saperne di più sull'argomento PORTALETTURE
Eccone un esempio: Il naso, orecchio Acerbo.
Le strane preposizioni.....o le preposizioni sono strane?
Ecco allora una piccola bibliografia di riferimento sull'argomento:
1) Renzi L. - Salvi G. - Cardinaletti A. (a cura di), 2001, Grande grammatica italiana di consultazione, vol. I, il Mulino, Bologna, il capitolo di Rizzi sul sintagma preposizionale;
2) Serianni L. (con la collaborazione di A. Castelvecchi), 2000, Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, con un Glossario, di Patota G., Garzanti, Milano, il capitolo sulle preposizioni.
3) Parisi D. - Castelfranchi C., 1974, Un 'di': analisi di una preposizione italiana, in Medici M.- Sangregorio A. (a cura di), Fenomeni morfologici e sintattici nell'italiano contemporaneo, Atti del VI Congresso Internazionale di Studi della SLI, Bulzoni, Roma, pp. 241-260.
4) Berretta M., 1979, Preposizioni, gruppi preposizionali e grammatiche scolastiche, in Albano Leoni F. - Pigliasco M. R. (a cura di), La grammatica. Aspetti teorici e didattici, Bulzoni, Roma. Questa studiosa ha scritto un altro articolo sulle preposizioni in SILTA, 3 (1974).
5) Bagna C. (2004), La competenza quasi-bilingue quasi-nativa. Le preposizioni in italiano L2, Franco Angeli, Milano, in cui c'è una ricca bibliografia, più aggiornata.
Non resta che augurare una arricchente e notevole lettura.
mercoledì 15 aprile 2009
martedì 7 aprile 2009
Il libraio di Selinunte
Calvino: pluralità linguistica
lunedì 6 aprile 2009
La letteratura e .....
Una risorsa di qualità

L'Università di Roma "La Sapienza" sta realizzando un bellissimo archivio e-book sulla letteratura italiana.
Il catalogo non solo si può consultare per campi vari, titolo, autore, ecc....ma è possibile anche la ricerca testuale: una bella opportunità.
Il progetto si chiama Biblioteca Italiana.
domenica 5 aprile 2009
Produzione e gestione etica di contenuti digitali per l'e-learning
Digital Kids 7 November
mercoledì 11 marzo 2009
la reggenza verbale
Ad esempio
Egli abita .
generalmente abitare è considerato un verbo intransito monovalente,
ma se la frase fosse
Egli abita a Berlino.
siamo sicuri che sia ancora intransitivo?
O ancora
Il film dura.
(durare = verbo intransitivo monovalente)
ma se fosse
Il film dura a lungo.
E' intransitivo o transitivo?
Come vedete le questioni sono abbastanza complesse e posso sicuramente mettere in crisi alcune certezze grammaticali che si hanno per esplorare territori non noti. Ma sicuramente ne vale la pena.
Ecco allora che vi segnalo questo interessante contributo di Maria Grazia Fornaroli dal titolo : Lo zoccolo duro: la reggenza verbale o la verbo dipendenza?
martedì 14 ottobre 2008
Quando il dizionario....
(tratto da Quando il dizionario diventa libro di lettura. Vocaboli e verbi, tra grammatica e citazioni letterarie, Corriere della Sera 31 maggio 2004)
Grammatica o grammatiche?
Se la grammatica è una descrizione del sistema linguistico, in base alla teoria della lingua che sta alle fondamenta, possiamo avere diverse grammatiche; ne elenchiamo alcune, solo per rendere consapevole il lettore della complessità del pianeta “descrizioni della lingua=grammatiche”:
- Grammatica di Port Royal: è la grammatica “tradizionale”, quella delle parti del discorso e dei modi e tempi verbali; è basata sugli studi linguistici grammaticali, culminati nel 17° secolo nella Grammaire Générale et Raisonnée dell’abbazia di Port-Royal, nata dall’idea illuministica che, attraverso la ragione, fosse possibile individuare delle categorie grammaticali universali per l’analisi delle lingue, categorie quindi “generali” e “ragionate”;
- Grammatica Funzionale: basa la descrizione della lingua a partire dalle sue funzioni, cioè dai suoi usi e scopi, per arrivare alle forme che esse esprimono. Il nome di riferimento è Martinet
- Grammatica Generativa: per Chomsky esiste un sistema finito di regole in grado di generare tutte e solo le frasi corrette di una lingua, sistema di regole che prevede dei principi universali, che nascono nella mente del parlante;
- Grammatica Valenziale: basata sull’opera del francese L. Tesnière; parte da una metafora presa dalla chimica: un verbo per poter completare la propria struttura semantica si lega ad altre unità linguistiche; ci sono quindi verbi a valenza zero (piovere), monovalenti (vivere, correre), bivalenti (mangiare, telefonare), trivalenti (dare, portare);
- Grammatica Eclettica: ricorre a metodi metodi a diversi a seconda del fenomeno considerato, e li integrano in un’unica teoria.
(tratto da INSEGNARE LA GRAMMATICA, di Maria Cecilia Luise, LABORATORIO ITALS – DIPARTIMENTO DI SCIENZE DEL LINGUAGGIO - UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI – VENEZIA)
Documento completo
lunedì 6 ottobre 2008
La grammatica valenziale
A differenza del modello tradizionale, basato su un metodo deduttivo-normativo, la grammatica valenziale propone un approccio funzionale-descrittivo, fondato sulla definizione euristica dei rapporti sintattico-funzionali. E’ utile in quanto consente di accostarsi in maniera scientifica alla struttura della frase e può ammettere percorsi interdisciplinari con l’italiano. Per contro può comportare una gestione grafica problematica nel caso di frasi complesse ed implica comunque basi di grammatica normativa. Non esiste un vocabolario impostato sul modello valenziale (per l’italiano, invece, si ricorda il Sabatini Coletti); inoltre la manualistica è carente. Il manuale più noto è il Seitz-Proverbio.
Terminologia della grammatica valenziale:
Marcante= ciò che determina la funzione di una parola all’interno di una frase (morfema)
Dipendenza o valenza= ciò che dipende direttamente dal verbo
Circostante= ciò che, pur non facendo parte delle dipendenze verbali, circoscrive il loro significato
Espansione= ciò che non dipende né dal verbo né dalle sue dipendenze
(mini-piccolo vademecum tratto da La didattica del Latino)
venerdì 3 ottobre 2008
ritorniamo ...alla grammatica!
Le parole iniziali di Sabatini del documento del 2004:
"Si parla spesso, da qualche tempo, di “ritorno alla grammatica” nell’insegnamento dell’italiano. Siamo in molti a ritenere, non da ora, che dello studio cosiddetto “riflesso” della lingua non si possa e non si debba assolutamente fare a meno nell’istruzione scolastica. E ciò per tre motivi di fondo, che è bene riaffermare: non è possibile usare in modo consapevole e appropriato la lingua, specialmente nello scrivere, senza conoscere analiticamente il suo funzionamento; questa conoscenza aiuta certamente anche nell’apprendere le altre lingue; inoltre, e non è un fatto marginale, l’analisi della lingua è indagine sui nostri processi mentali, sui nostri rapporti sociali e sulla nostra storia culturale. Cerchiamo dunque di tener vivo e sviluppare, in tutto il percorso dell’istruzione scolastica, insieme con le fondamentali pratiche che alimentano e ampliano le “abilità” linguistiche, lo studio riflesso della lingua. Ma tutto dipende da come si conduce questo studio...."
Nel frattempo vi invito a leggere questo documento interessantissimo.